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giovedì 17 settembre 2020

RUBRICA "BIANCOROSSI DEL PASSATO". 5 DOMANDE A... ALESSANDRO CAMPO



Alessandro Campo. Un giocatore che non ha bisogno di presentazioni, perché è stato "tutto" all'Alto Adige. Ha indossato la casacca biancorossa per 6 stagioni, inframezzate dalla breve e sfortunata esperienza di Cremona. divenendo beniamino e idolo della tifoseria. Campo è stato uno dei principali artefici della scalata dell'Alto Adige in C1. Il "maestro" in 172 presenze in biancorosso ha messo a segno 32 reti, diventando vice-capitano della squadra, nonché uno dei beniamini della tifoseria bolzanina. Oggi a 36 anni, Campo fa il rivenditore per un'affermata azienda e si è lanciato nell'esperienza politica, candidandosi per la lista civica di Roberto Zanin, ex Presidente della Virtus Bolzano e vice Presidente dell'Alto Adige.

"Maestro" quale è il ricordo più bello che ti ha lasciato l'Alto Adige nelle sei stagioni che hai fatto?
Indubbiamente il ricordo più bello è legato alla promozione dalla serie C2 alla C1, a coronamento di un'annata fantastica.


Qual'è stato il compagno per eccellenza con il quale hai legato maggiormente durante il tuo trascorso in maglia biancorossa? E quale invece è stato il gol più bello e decisivo in biancorosso?
Difficile scegliere. Ho giocato con tanti giocatori diversi e ho legato con molti compagni di squadra, pertanto uno in particolare non lo posso dire, ma se devo fare tre nomi dico: Fink, Kiem e Turchetta. Faccio questi nomi, perché sono quelli con i quali ho condiviso più momenti in squadra e abbiamo affrontato un bel percorso insieme. Il gol più bello e che mi sta più a cuore, è quello messo a segno contro la Cremonese dove abbiamo vinto 2 a 0, dove ho segnato con un tiro a giro di destro, che non è propriamente il mio piede.


Segui ancora l'Alto Adige? Negli ultimi anni la società è in costante crescita su ogni fronte, con l'obiettivo di arrivare prima o poi in Serie B. Tu quella missione avevi contribuito per metà stagione quasi a compierla. Se fossi rimasto fino a fine stagione, pensi le cose sarebbero andate in maniera diversa a Vercelli? E di quella squadra del 2013, chi vedresti particolarmente adatto a quella di quest'anno?
Tra impegni lavorativi e famigliari purtroppo allo stadio riesco ad andarci poco, però seguo i risultati dell’Alto Adige tutte le domeniche. Se fossi rimasto, secondo me le cose sarebbero andate in maniera analoga, perché un singolo giocatore non può cambiare le sorti di un'intera squadra. Poi quella era già una squadra fortissima. All'interno della rosa attuale vedrei particolarmente bene Alex Pederzoli sarebbe il giocatore adatto alla squadra di quest'anno.

Di cosa ti occupi ora? Torneresti all'Alto Adige con un altro ruolo?
In questo momento ho una mia attività come rivenditore, mi trovo molto bene in questa veste e non la cambierei. Ora sto anche dando una mano a Roberto Zanin per diventare sindaco di Bolzano, il quale mi ha voluto nella sua lista civica.

Sei stato il giocatore più amato in assoluto dal popolo biancorosso e dalla tifoseria. Cosa provi nel venir tutt'ora ricordato dalla gente? Girando per lavoro ti capita di scambiare qualche battuta con qualche tifoso?
E' una cosa che mi fa enormemente piacere, perché probabilmente la gente non è rimasta solo  legata al Campo giocatore, ma anche un po' alla persona. Tutt'ora mi capita molto spesso di incrociare in giro per lavoro e non solo diversi tifosi, e di confrontarmi con loro anche sull’Alto Adige di oggi.

giovedì 10 settembre 2020

RUBRICA "BIANCOROSSI DEL PASSATO". 5 DOMANDE A... PIETRO CASCONE


Il protagonista della sesta puntata della nostra rubrica è Pietro Cascone, arcigno difensore campano che ha contribuito a scrivere importanti pagine di storia del giovane club bolzanino. Restano nella memoria dei tifosi le sue prestazioni da perno centrale della difesa nella squadra vincitrice del campionato 2009/10 di Serie C2. Con la casacca biancorossa sono state 75 le presenze tra campionato e coppa nel corso delle tre stagioni trascorse a Bolzano. Ora il trentacinquenne Cascone collabora in Trentino con la compagine del Dro, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo due stagioni orsono dopo una stagione vissuta in Serie D con il Tuttocuoio. Cascone ha scelto la famiglia, con la forte volontà un giorno di poter tornare a collaborare per una società che tanto ha dato a lui, ma per la quale lui ha ricambiato con una forte passione e attaccamento alla causa, tanto da considerare Bolzano come una seconda casa. 

Qual'è stato il più bel ricordo che ti ha lasciato l'annata della storica promozione dalla C2 alla C1? 

E' stata l'annata più bella che abbia mai vissuto in carriera. Non era programmata la vittoria del campionato e ho solo ricordi positivi legati a quella stagione, in modo particolare per la vittoria di Pavia nello scontro diretto, che ci ha spianato la strada verso il trionfo.

Quale è il difensore a cui ti ispiravi quando eri giovane e quale è stato il compagno di reparto più forte in assoluto con il quale hai giocato? Mentre qual'è stato l'attaccante che ti ha procurato le maggiori noie in marcatura, nell'arco delle tue tre stagioni in biancorosso?

Come difensore mi ispiravo a Nesta, Maldini e Baresi, dato che sono un milanista sfegatato, anche perchè erano i giocatori più forti di quel grande Milan. I centrali difensivi più forti con cui ho giocato sono stati Hannes Kiem, Franchini e Milvi. Però su tutti, merita una menzione speciale Kiem, che ha recitato un ruolo importante nella vittoria del campionato e ha dimostrato le sue grandi qualità morali e tecniche. Sul fronte attaccanti ne ho incrociati diversi, molto forti. Se penso ai miei ex compagni di squadra all'Alto Adige, non posso che fare a meno di citare Tonino Sorrentino, Mattia Marchi e Manuel Fishnaller, il quale è ritornato da poco in biancorosso.

Segui ancora l'FC Alto Adige in questi anni? Cosa ne pensi del bunker difensivo formato da Vinetot e Polak?

Sto seguendo ancora l'Alto Adige, e vivendo nella vicina Trento, in questo senso mi semplifica di molto le cose. Ritengo sia fortissima la coppia attuale di centrali difensivi, formata da Vinetot e Polak. Per i nuovi arrivi penso sarà difficile sostituirli.

Che cosa stai facendo ora? Ti piacerebbe un giorno tornare all'FC Alto Adige, con un ruolo nello staff tecnico?

Di corsa verrei a lavorare all'Alto Adige. Fino a due anni fa giocavo al Tuttocuoio. Abbiamo deciso di fermarci con mia moglie, dato che ho due bambini e volevo trovare del tempo da trascorrere al fianco della mia famiglia. Al momento è da qualche anno che sto lavorando con Amazon, e contemporaneamente collaboro col Dro, con i quali  siamo riusciti a vincere la prima partita di campionato contro il Mori Santo Stefano con il risultato di 3 a 1. 

Quali ricordi porti con maggior piacere nel tuo cuore legati a Bolzano, alla squadra e ai tifosi? Che differenze noti tra la società di adesso e quella degli anni in cui hai militato tu e cosa manca secondo te all'Alto Adige per il definitivo salto di categoria?

Con i tifosi ho sempre avuto un rapporto eccezionale, sono bellissime persone. Porto qualcosa di positivo nel mio cuore in tutti gli aspetti della mia esperienza vissuta all'FC Alto Adige. A mio parere la società ora è vicinissima al salto, con lo stadio quasi pronto e un centro sportivo pazzesco da fare invidia a molte altre realtà.

giovedì 3 settembre 2020

RUBRICA "BIANCOROSSI DEL PASSATO". 5 DOMANDE A... ALESSANDRO FURLAN

Arrivato all'FC Alto Adige dal Mezzocorona nella stagione 2010/2011, Alessandro Furlan in maglia biancorossa ha vissuto emozioni contrastanti nei 7 anni a Bolzano. Partendo dalla retrocessione contro il Ravenna, fino ad arrivare ad una stagione storica, quella della memorabile cavalcata del 2013/2014, con la Serie B sfuggita all'ultimo respiro. Furlan, classe '85, è uno dei centrocampisti con più presenze in maglia biancorossa. Complessivamente sono 211 le presenze con l'Alto Adige per il motorino del centrocampo, che ha siglato anche 6 reti nelle sue 7 stagioni a Bolzano. Al termine della stagione 2018/19 a 34 anni ancora da compiere, Furlan ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo, dopo due stagioni in Serie D con la maglia del Trento.

Quali sono le emozioni maggiori che hai vissuto in maglia biancorossa?
Di emozioni in maglia biancorossa ce ne sono state parecchie in 7 anni. Partendo dal primo fino ad arrivare all’ultimo allenamento. Ricordo con piacere l’emozione del primo giorno, l’accoglienza appena arrivato in uno spogliatoio che aveva vinto il campionato precedente da parte dei futuri compagni e degli organi più alti della società. Un’altra emozione è stata nel sapere che la seconda stagione sarei stato allenato da un ex giocatore, che con il Milan (la mia squadra del cuore), ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Altre emozioni sono state raggiungere i play-off per due anni consecutivi e riuscire a portare per merito di tutti 3.500 persone allo stadio. Ovviamente negli anni ci sono state anche emozioni negative, tra queste posso ricordare la retrocessione avvenuta alla fine del primo anno contro il Ravenna.

Qual'è stato il gol più bello in maglia biancorossa? E quale la partita che ricordi con più piacere?
Il gol più bello è stato in casa contro il Bassano durante la mia ultima stagione (2016-2017) . Subentro ad inizio ripresa e con un tiro da fuori area (ndr, imparabile accompagnato da un sorriso) porto in vantaggio la squadra; successivamente ripresa alla fine su calcio di rigore. Partite belle ce ne sono state parecchie, forse quella più adrenalinica è stata a Parma dove abbiamo vinto 1-0 al 95esimo e ci siamo matematicamente salvati.

Tra i ricordi meno belli con la maglia dell'Alto Adige penso indubbiamente ci sia ai primi posti la finale persa contro la Pro Vercelli. Cosa è mancato alla squadra nella doppia finale con la Pro Vercelli, per salire in B?
Sicuramente quella è stata la partita che ha causato la maggior delusione, eravamo ad un passo dalla promozione storica in Serie B. Non so cosa possa essere mancato a quella formazione per non vincere il doppio scontro, mi verrebbe da dire un po' di fortuna, ma penso che non sia sufficiente limitarsi ad una valutazione di questo tipo. Va anche detto, che alcuni episodi ci hanno giocato contro e l'epilogo poteva essere diverso. 

Hai modo di seguire ancora la squadra? Che ne pensi della crescita che sta avendo? Mentre per quanto riguarda l'attuale rosa: in mezzo al campo oltre al colpo di mercato, Leandro Greco, quale centrocampista della rosa di quest'anno apprezzi particolarmente e pensi che possa fare la differenza?
La squadra la seguo, perché 7 anni di militanza all’interno di una società non possono essere cancellati. Ho avuto modo di parlare a distanza di anni anche con l’amministratore delegato e penso che tutto l’ambiente abbia le idee chiare su cosa fare e come agire per poter proseguire nel cammino di crescita ed arrivare ad ottenere la promozione in Serie B. La squadra, come la società, è in crescita da anni e penso che non manchi molto al raggiungimento del famoso traguardo. Inoltre ho mantenuto buoni rapporti con Fabian Tait, il quale, anche durante l’anno appena trascorso, ha dimostrato quanto ci tenga ai colori che indossa da vero leader della squadra.

Dopo l'esperienza al Trento, cosa fa Alessandro Furlan? Hai mai pensato di allenare una squadra un giorno?
Nel 2017 ho conseguito la Laurea in Scienze Motorie, e dopo la mia ultima esperienza a Trento lavoro all’agenzia Itas di Lavis come collaboratore assicurativo e come seconda attività sono rimasto nel calcio, ricoprendo il ruolo di preparatore atletico nell’U.S. Levico Terme e alla palestra Legogym di Mezzocorona. Non ho mai pensato ad allenare una squadra nel ruolo di primo allenatore, ma come preparatore atletico si. Magari un giorno le strade potranno congiungersi nuovamente con l’Alto Adige sotto un’altra veste. 

giovedì 27 agosto 2020

RUBRICA "BIANCOROSSI DEL PASSATO". 5 DOMANDE A... IVANO ROTOLI

Romano classe 1972, Ivano Rotoli è stato uno dei migliori portieri che hanno calcato i campi regionali. Ha esordito tra i professionisti in Serie B con la maglia del Taranto nella stagione 1992/93, per poi trasferirsi per la prima volta in regione la stagione successiva, dove ha vestito la maglia del Trento. Con gli aquilotti in totale saranno quattro le stagioni in Serie C2 per Ivano Rotoli, intervallate dalle esperienze poco fortunate di Taranto e Latina, e da quella decisamente più fortunata e gratificante vissuta con la casacca dell'Alto Adige addosso. In biancorosso Ivano Rotoli è stato uno dei principali artefici della cavalcata della stagione 1999/2000, che ha portato l'Alto Adige tra i professionisti, vincendo il campionato di Serie D. In 3 stagioni con la maglia dell'Alto Adige sono state 81 complessivamente le presenze in campionato per Rotoli, che ha concluso la carriera proprio da dove è partito, ovvero da quel palcoscenico della Serie B che lo ha proiettato nel calcio dei grandi. La sua ultima parata è stata fatta a La Spezia, città ligure in cui Ivano tutt'ora vive.


Quale è stata la partita più memorabile nelle 3 stagioni che hai fatto a difesa dei pali della porta dell'Alto Adige?

La partita più bella nel campionato di Serie D è stata quella contro il Portogruaro nella seconda stagione nostra in quella categoria, dove vincemmo 3 a 2 facendo gol su calcio di rigore con Alexander Ribul allo scadere del match. Fu una partita molto combattuta e giocammo a Termeno, dato che il Druso di Bolzano era inagibile da un paio di giornate di campionato.

Per i più giovani che non hanno potuto ammirare le tue gesta da portiere. Quale indicheresti come migliore delle tue qualità da portiere?

La mia migliore qualità era la concentrazione. Difficilmente mi deconcentravo in partita, e di errori tecnici ne ho fatti davvero pochi. Sono stato un portiere pragmatico, con un buon senso della posizione, gran coraggio, ottimo istinto e abnegazione al lavoro.

C'è stato un attaccante nella rosa dell'Alto Adige che ti ha impressionato particolarmente?

Joachim De Gasperi  era un attaccante particolarmente forte, ancora giovane ha dimostrato tutto il suo potenziale con la maglia dell'Alto Adige, per poi giocare diverse stagioni in Serie B con la maglia del Cittadella. Altro attaccante molto forte è stato Simone Motta, ma è giusto ricordare nel nostro piccolo anche Alexander Ribul, che magari non faceva parte degli undici titolari, però trovava sempre il  modo di ritagliarsi il suo spazio ed incidere sulla partita. La seconda stagione di Serie D partimmo con la coppia d'attacco composta da Frassica e Del Sordo, poi arrivò Vianello, con il quale vincemmo il campionato. Tutti ottimi attaccanti.

Che ne pensi del nuovo portiere dell'Alto Adige, mentre come era il rapporto tra tifosi e società quando giocavi tu?

Mi sentirei di dire che con Poluzzi l'Alto Adige ha trovato un buon portiere, seppur non conoscendolo proprio bene. Ma la società si è sempre mossa bene in questo senso sul mercato, migliorando anno dopo anno, quindi di certo se lo hanno preso sono andati a colpo sicuro. Per quanto riguarda il rapporto tra tifosi e società posso dire che ai miei tempi si stava già cercando di costruire qualcosa nonostante la giovane età della società (ndr, nata nel 1995). Al primo anno a Bressanone c'era un seguito locale, spostandosi a Bolzano al Druso, la visione societaria da parte dei tifosi è migliorata notevolmente, facendo appassionare il popolo bolzanino a questa neonata realtà. Quella di spostarsi a Bolzano è stata una decisione oculata, e ciò ha agevolato la visibilità di questa società anche nel panorama nazionale. I tifosi hanno sempre risposto presente, arrivando ad avere anche un seguito importante, seppur il calore non fosse paragonabile a quello di piazze storiche e di maggiore importanza. A tal proposito ricordo con estremo piacere il Presidente Leopold Goller, persona particolarmente onesta e sincera, che ha fatto di tutto per far crescere la società, specialmente in questo senso.

Adesso di che cosa ti stai occupando? Hai mai pensato di fare l'allenatore dopo esserti ritirato? 

Adesso sto svolgendo un'attività alle Cinque Terre, nei pressi del luogo in cui vivo ovvero La Spezia. Mi sono fermato in Liguria e pertanto oggi lavoro in questa terra. Appesi i guanti al chiodo, la mia esperienza col calcio non si è definitivamente conclusa, in quanto ho fatto l'allenatore nel campionato di Eccellenza col Focevara, una delle società di calcio della zona in cui oggi risiedo. E' stata un'esperienza che per diversi motivi non mi è piaciuta particolarmente e così ho deciso di non proseguire. Comunque nel tempo libero continuo a divertirmi giocando a calcio con gli amici per le associazioni della UISP, dove ci alterniamo con i campionati di calcio a 5 e a 7. 

Faccio infine un grosso in bocca al lupo alla società per il suo proseguimento. E gli auguro di fare quello che è impensabile in questo momento.

giovedì 20 agosto 2020

RUBRICA "BIANCOROSSI DEL PASSATO". 5 DOMANDE A... TONINO SORRENTINO

Tonino Sorrentino un attaccante rimasto nei cuori dei tifosi biancorossi. Uno dei protagonisti della grandiosa cavalcata del 2010 che ha consegnato alla squadra allenata da mister Alfredo Sebastiani, la vittoria del campionato di Serie C2, dopo 10 anni di militanza nella quarta divisione nazionale. Una scelta quella di sposare la causa biancorossa, che si è rivelata azzeccata per l'attaccante irpino; difatti dopo svariati anni passati in piazze difficili, l'opportunità di giocare in Alto Adige che da anni si confermava come società seria ed ambiziosa lo stuzzicò molto. Decisiva una telefonata del direttore sportivo Luca Piazzi, che lo convinse con la sua competenza, carica e ambizione. Una stagione memorabile vissuta al fianco di giocatori come Cascone, Cerchia, Martin, Marchi e Campo, con cui Sorrentino legò in particolare. Cresciuto calcisticamente nel Parma ha fatto tutta la trafila nelle selezioni nazionali, fino a scendere in campo con la squadra italiana under 20. Con la maglia dei crociati 5 presenze in Serie A e una rete, alla quale si aggiunge la doppietta in Coppa Uefa. Poi diverse presenze in Serie B e un lungo girovagare tra i campi di Serie C, fino a giungere a Bolzano nel 2010. 
Con la casacca dell'Alto Adige Sorrentino chiuse prematuramente la sua carriera da calciatore a soli 27 anni, dopo un incidente stradale e una serie infinita di infortuni che ne hanno limitato la carriera.


Sei stato uno dei protagonisti della straordinaria cavalcata che ha consegnato all'Alto Adige la promozione in Serie C1 dieci anni fa. Che emozioni provi nel ripensare a quei fantastici momenti?
Fu una giornata di grande festa, sapevamo che avevamo la possibilità di fare qualcosa di speciale per noi e per la città intera, raccogliemmo ciò che avevamo seminato nel corso della stagione. Personalmente porto nel cuore un carissimo ricordo, quello di aver portato a fine partita mio figlio in campo, che aveva 5 mesi, ancora oggi è una gioia riguardare le foto e le immagini di quel giorno. Nel complesso l'esperienza a Bolzano è stata positiva. Dal punto di vista sociale, ho avuto la possibilità di conoscere persone con cui ho rapporti ancora oggi, in una Provincia che rappresenta l'eccellenza italiana come qualità della vita. Dal punto di vista sportivo ho il rammarico di non aver potuto dare continuità, purtroppo ho subito un infortunio dietro l'altro, che hanno limitato in modo drastico la mia presenza in campo, ma nonostante tutto, credo di essere sempre stato una figura positiva per molti compagni di squadra. 

A distanza di molti anni i tifosi ti ricordano ancora con grande piacere, nonostante tu non abbia potuto giocare con costanza a causa di diversi infortuni. Per quale motivo secondo te e che ricordo porti dei tifosi biancorossi?
Credo che nonostante tutti i problemi fisici e le poche apparizioni, quando ho giocato ho dimostrato di essere un giocatore valido, e penso senza presunzione, che se fossi stato integro avrei fatto un altro tipo di carriera. Con i tifosi sono stato sempre disponibile e credo che loro abbiano capito che ero un ragazzo apposto ed abbiano percepito la mia voglia di vincere.

A Bolzano hai giocato con giocatori di spessore quali Omar El Kaddouri, che in seguito ha avuto un exploit giocando in Serie A con Torino e Napoli, ma non solo. Come è stato giocare con giocatori di questa caratura e quale compagno ritieni essere stato il tuo partner d'attacco ideale?
Omar si capì subito che aveva delle qualità tecniche di un'altra categoria. E' stato particolarmente bravo nel lavorare sul piano fisico, crescendo in massa muscolare e temprandosi con il carattere. Il resto lo ha fatto la sua qualità. Il compagno di reparto con cui mi sono trovato meglio sicuramente è stato Mattia Marchi. Quando abbiamo giocato assieme mi ha sempre dato una grossa mano, sacrificandosi molto anche per me.

La tua carriera ha avuto inizio a Parma dove ci si ricorda della tua doppietta in Coppa Uefa contro il Salisburgo e si è conclusa un po' amaramente a Bolzano, con quella incredibile retrocessione a Ravenna. Un pensiero sul principio della tua carriera e sulla fine? 
Parma è stata la mia casa per tanti anni, ho fatto praticamente tutte le categorie delle giovanili con loro. La sera della doppietta in Coppa Uefa fu meraviglioso. Avevo coronato il sogno di un ragazzino, che a soli 11 anni aveva lasciato famiglia e amici, con la voglia di emergere. A volte mi capita di riflettere su questa decisione di andare a Parma così giovane, avevo l'età oggi di mio figlio, e non nego che vado molto orgoglioso di ciò che ho fatto. Sull'epilogo della mia carriera, con il cambio allenatore la dirigenza decise di mettermi da parte, scelta che non ho mai condiviso, tantomeno mai concepito, anche perché venivo da due mesi di lavoro differenziato che avevo concordato con Mister Sebastiani. Non ero al 100%, ma avrei potuto continuare a fornire il mio contributo alla causa. 

La tua carriera è terminata presto, hai qualche rimpianto? Stai ancora seguendo l'Alto Adige?
Non ho rimpianti, perché tutto quello che ho fatto, l'ho fatto sempre con la mia testa e ho cercato di dare sempre il meglio di me, a volte penso solo che se avessi avuto l'integrità fisica che ho avuto fino a 21 anni, secondo me sarei rimasto per molto tempo in categorie importanti. Dopo l'esperienza di Avellino purtroppo è stato un susseguirsi continuo di infortuni. Non appena terminata l'esperienza a Bolzano, un incidente stradale mi ha costretto a porre fine alla mia carriera. Oggi seguo ancora con estremo piacere l'Alto Adige, come d'altro canto faccio con tutte le squadre con le quali ho giocato. Da diversi anni ormai l'Alto Adige si è affermata come una delle migliori realtà della categoria.

giovedì 13 agosto 2020

RUBRICA "BIANCOROSSI DEL PASSATO". 5 DOMANDE A... GIUSEPPE SANNINO

Giuseppe Sannino nasce ad Ottaviano in Provincia di Napoli nel 1957. Il mister campano si trasferì da piccolo a Torino con la famiglia, dopo che il padre venne assunto presso lo stabilimento FIAT. Soprannominato "ciabattino", il sergente Beppe una volta terminata la carriera da calciatore decide di intraprendere la carriera da allenatore. Ha allenato l'Alto Adige nella stagione 1999/2000, con cui vinse il campionato di Serie D. Grazie a questa vittoria, "Beppe" contribuì fortemente allo sbarco tra i professionisti della società biancorossa, che negli anni seguenti si è consacrata in categoria. E' il primo allenatore tra i professionisti della storia dell'Alto Adige, che al termine della stagione pilotò alla salvezza. Complessivamente saranno due le stagioni sulla panchina bolzanina per il sergente Sannino. Ambiente al quale è rimasto tutt'ora molto legato e che gli evoca piacevolissimi ricordi.

Mister, lei all'Alto Adige è stato in grado di vincere esattamente 20 anni fa il campionato di Serie D. Che ricordi ha di quel campionato e dell'esperienza in biancorosso?
Ho vissuto degli anni bellissimi a Bolzano. Il rapporto che ho instaurato con l'ambiente era familiare e ho avuto modo di conoscere delle persone fantastiche. Quello con l'Alto Adige fu il mio primo campionato vinto e soprattutto per questo motivo mi è rimasto particolarmente nel cuore, specie perché in quella stagione non siamo partiti con l'obbiettivo di vincere, ma ci riuscimmo. Quando arrivai a Bolzano, per me fu come una specie di ritorno al passato, mi sentivo a casa. Il nostro era un bellissimo gruppo, unito ed in questo senso l'acquisto di Luca Lomi ci ha sicuramente consentito di alzare il livello medio della squadra. Avevamo creato un giusto mix, con lo zoccolo duro della squadra rappresentato dai ragazzi locali, di cui alcuni di madrelingua tedesca.

La salvezza in C2 e poi l'addio l'anno successivo con la salvezza in tasca. Che stagione è stata la prima tra i pro per lei e per l'Alto Adige e quali ricordi ha degli anni vissuti a Bolzano?

E' stata una bellissima stagione, dove ha funzionato tutto come da programma, dato che l'obbiettivo era quello di salvarsi. Dal punto di vista logistico è stata una stagione particolare, perché abbiamo dovuto girovagare parecchio per trovare campi disponibili tra Bressanone, Termeno e finalmente il nulla osta per il trasferimento definitivo a Bolzano. Ho trovato un ambiente pulito, che rispetta le regole e un bellissimo paesaggio. Per il bel vivere di tutti; tant'è che in un ambiente del genere, ci tornerei molto volentieri ad allenare. Anche con i tifosi ho instaurato un ottimo rapporto e mi sentivo uno di loro. Con l'Alto Adige avevo due anni di contratto e mi è dispiaciuto dare le dimissioni. Col senno di poi potessi tornare indietro, cercherei di parlare in modo diverso, perché mi è dispiaciuto andare via e dover risolvere il contratto.

Segue ancora l'Alto Adige? Che impressione si è fatto dell'attuale società?
L'Alto Adige credo che sia una panacea, un paradiso. Li ti lasciano lavorare se tu chiedi agli allenatori passati all'Alto Adige di tornare, lo farebbero tutti subito. Centro sportivo straordinario e società organizzata. E spero che riescano prima o poi a raggiungere quell'obbiettivo che hanno da moltissimo tempo ossia di andare in Serie B.

Lei è stato anche in Inghilterra al Watford assieme ad Alfredo Sebastiani che dieci anni dopo di lei ha vinto il campionato con l'Alto Adige. Quale è il suo rapporto con Alfredo? E se ci può indicare le principali differenze tra come viene vissuto il calcio in Inghilterra rispetto a quanto avviene Italia.
Quando siamo andati in Inghilterra con Alfredo, professore di calcio con grandissime capacità, conoscenze e competenze, ho trovato un ottimo compagno di viaggio. Il calcio inglese è il più visto in tutto il mondo, questa è la principale differenza. Frutto del notevole merchandising, di stadi e strutture stupendi e all'avanguardia, inoltre il popolo inglese vive quasi per il calcio ed è innamorato della squadra locale che sostiene. A testimonianza di ciò, il fatto che a campionato appena finito i tifosi vanno già a sottoscrivere gli abbonamenti per la stagione successiva. E' vero che hanno uno dei campionati più importanti come il nostro, ma è anche vero che non c'è tutta la pressione che c'è in Italia, vogliono semplicemente vivere il loro calcio con passione. Ora in Inghilterra hanno iniziato anche a puntare sugli allenatori europei top, come Guardiola, Klopp, Ancellotti e via discorrendo, con la tendenza di lavorare in modo molto più europeo, il che dal mio punto di vista ha contributo alla crescita definitiva del calcio inglese.

Ha provato l'esperienza in Ungheria terminata con le sue dimissioni a causa del Covid-19. Che campionato ha trovato?
La mia ultima esperienza in Ungheria è stata straordinaria in una bellissima città. La stessa città dove giocava Puskas vincitore di tre Champions League col Real Madrid e il giocatore più forte della storia dell'Ungheria. Il calcio non può essere paragonato alle quattro maggiori leghe europee, ma sta crescendo per attestarsi a livelli comunque importanti. Per dire sono molto più evoluti dal punto di vista delle strutture rispetto ad alcune realtà italiane. Ho lasciato l'Honved al quinto posto in classifica, con la concreta possibilità di andare nuovamente in Europa League.

giovedì 6 agosto 2020

RUBRICA "BIANCOROSSI DEL PASSATO". 5 DOMANDE A... LUCA LOMI

E Lomi sarà il fido scudiero - Sport - Alto Adige
Luca Lomi milanese classe '71 ha scritto pagine importanti del club altoatesino. Ha vestito la maglia dell'Alto Adige in tre diverse fasi: la prima durata quattro stagioni (dalla 1999/00 a quella 2002/03), intervallata dalla breve esperienza in Serie B con la maglia del Hellas Verona e il successivo ritorno in biancorosso per due stagioni fino al termine di quella 2005/06. Dopo alcune stagioni vissute tra Lecco, Pergocrema e Voghera, il talentuoso regista ha deciso di porre fine alla sua carriera al termine della stagione 2008/09, proprio a Bolzano, città in cui tuttora vive assieme alla sua famiglia. Lomi è un autorevole membro del "club 100 biancorosso", grazie alle 169 presenze in maglia Alto Adige. Dopo aver illuminato con lampi di classe i campi del nord Italia e non solo, l'amatissimo ex regista biancorosso facilmente riconoscibile per i capelli rasta, oggi allena il Maia Alta nel campionato di Eccellenza. 

Qual'è stato il momento più bello che hai vissuto con l'Alto Adige?
Il momento più bello è stato per assurdo l’anno dove abbiamo perso la finale play-off a Novara (ndr, campionato di Serie C2 stagione 2002/03) con mister Attilio Tesser, perché è stato un anno secondo me straordinario. In quella stagione lì avevamo il miglior gruppo mai visto in sei anni e mezzo a Bolzano.


Che ricordi hai della vittoria del campionato di Serie D della stagione 1999/00 a 20 anni da quella ricorrenza?
Ho sicuramente dei bellissimi ricordi di quel campionato. Quando si vince è sempre un momento da ricordare, ma forse la cosa che mi è particolarmente rimasta a cuore di quella stagione, è il fatto che abbiamo vinto non essendo tra i favoriti. Inoltre rimasi colpito, nel vedere i miei compagni di squadra fare dei sacrifici incredibili, per me che venivo da un mondo completamente diverso; alcuni di loro si dovevano svegliare magari alle 5 del mattino per andare a lavorare, in modo che il pomeriggio potessero venire a fare allenamento. Una cosa per me totalmente nuova, che ha reso a mio avviso ancor più incredibile quella vittoria.

Qual'è il compagno di squadra con cui hai legato di più?
Ho legato con tantissimi giocatori nel corso della mia esperienza all'Alto Adige, ma se devo fare un nome, direi Morris Molinari. Con lui sin dal primo giorno di ritiro a Prato allo Stelvio ho creato un feeling particolare, e tuttora siamo in contatto e quando riusciamo ci vediamo.

Qual'è stata la delusione più grande da giocatore del Fc Alto Adige?
La delusione più grande è stata nel 2006, quando non potevo più continuare il mio rapporto con questa società perché forse per qualcuno ero diventato troppo vecchio. Fui quindi costretto a cambiare aria, vincendo poi due campionati consecutivi a Lecco prima e al Pergocrema in seguito, sempre con mister Sannino in panchina.

Stai ancora seguendo l'Alto Adige? Che differenze trovi tra il tuo Alto Adige e quello di oggi?
Sto seguendo la società seppur a distanza, visto che allenando il Maia Alta, mi risulta difficile essere presente fisicamente alle partite. Mi informo spesso dell'andamento della squadra, in particolare tramite il direttore sportivo Paolo Bravo, mio ex compagno di squadra per tre anni al Como ad inizio carriera, che sta svolgendo un ottimo lavoro qui a Bolzano. La società è cambiata tanto, nel senso che prima era molto a conduzione familiare e si guardava più al lato umano delle persone, mentre ora, come è giusto che sia, è tutto molto professionale, dati anche i crescenti interessi che ruotano attorno alla società. L'Alto Adige è una società che sta facendo un lavoro molto importante per tutto il movimento calcio della regione.