sabato 30 maggio 2026

SCATTA IL TOTO NOME PER IL RUOLO DI RESPONSABILE DELL'AREA SPORTIVA

 


Sono giornate frenetiche in casa biancorossa: l'amministratore delegato Dietmar Pfeifer assieme al direttore tecnico Hannes Fink e ai massimi dirigenti altoatesini dovranno individuare la figura da insediare al posto di Paolo Bravo, nel ruolo di responsabile dell'area sportiva. Sarà una decisione ponderata, ma abbastanza rapida. Col nuovo direttore sportivo verranno condivise strategie, idee e programmi futuri con il budget messo a disposizione. Dopodiché il focus sarà sul nuovo allenatore e su tutte le tappe d'avvicinamento al nuovo campionato di Serie B 2026/27, dalle date del ritiro sino a quelle delle amichevoli estive.

In cima alla lista c'è un giovanissimo, che ha fatto benissimo in questi anni di Serie B, ovvero Matteo Lovisa, trentenne direttore sportivo della Juve Stabia. Lovisa è il direttore sportivo più giovane d'Italia ed è figlio di Mauro, ex Presidente del Pordenone, che nel 2017 a soli ventuno anni gli affidò la direzione tecnica della squadra neroverde. Con il Pordenone arrivò una storica promozione in Serie B. Dopo il fallimento del club neroverde, Matteo Lovisa ha iniziato il suo percorso da direttore sportivo della Juve Stabia. Con gli stabiesi è arrivata la promozione in Serie B, vincendo il campionato con dieci punti di distacco, e due piazzamenti nei play-off nelle successive stagioni in serie cadetta. Risultati importanti che, complice la complessa situazione in cui versa la società campana, hanno attirato le attenzioni di diversi club su tutti del Modena. Le alternative sono rappresentante da Leandro Rinaudo, che assieme al collaboratore Erjon Bodgani, hanno rassegnato le dimissioni dai rispettivi incarichi con il Mantova, e da Claudio Chiellini, gemello del più noto Giorgio, ex direttore sportivo del Pisa e ora direttore generale della Juventus Next Gen. Nelle ultime ore è avanzata la candidatura anche di Christian Botturi, predecessore di Rinaudo nel ruolo di direttore sportivo a Mantova. Botturi ha costruito la squadra che ha portato i virgiliani a salire in Serie B, seppur non abbia lasciato un ottimo ricordo al popolo mantovano.

venerdì 29 maggio 2026

SENZA BRAVO, VIA ANCHE CASTORI

 


Il destino di Bravo era legato a doppio filo a quello di Fabrizio Castori. Il nuovo direttore sportivo sceglierà un allenatore e i giocatori funzionali alle sue idee. Di conseguenza, risulta impensabile una conferma di mister Castori sulla panchina biancorossa. Il quasi settantaduenne tecnico marchigiano ha ancora grandi motivazioni e voglia di mettersi in gioco, anche a Bolzano, ma l'ambiente societario ed anche il nuovo responsabile dell'area sportiva opteranno per scelte differenti. Le parti sono al lavoro per risolvere anticipatamente il contratto in scadenza il 30 giugno 2027, dopo il rinnovo scattato automaticamente con il raggiungimento del traguardo salvezza.

BRAVO L'ARCHITETTO CHE HA FATTO GRANDE L'ALTO ADIGE: I MOTIVI DIETRO L'ADDIO


Era il 23 aprile 2018, quando Paolo Bravo arrivò a Bolzano in qualità di responsabile dell'area sportiva, sostituendo l'allora direttore sportivo Aladino Valoti, che scelto da Zamparini partii alla volta di Palermo. In questi otto anni di "regno biancorosso", il ds bresciano ha saputo mantenere la squadra ai vertici della Serie B, sino ad ottenere la vittoria del campionato Serie C 2021/22 e la conseguente storica promozione in cadetteria. Negli anni di Serie C è stato in grado di costruire rose sempre all'altezza della situazione, gettando le basi per quella squadra che poi vinse il campionato di Serie C, infrangendo svariati record di imbattibilità, grazie ad una difesa impenetrabile e alla sapiente regia di un allenatore emergente come Ivan Javorcic, scelto da "semi-sconosciuto" dalla Pro Patria. Alla prima stagione in Serie C arrivano giocatori importanti per la categoria da Federico Ravaglia e Nicolò Casale all'epoca sconosciuti e ora impegnati in Serie A ed in Europa con la maglia del Bologna, sino ai vari Fabbri, De Rose, Morosini e Mazzocchi. Negli anni successivi gli acquisti fondamentali di Poluzzi, Casiraghi, Rover, Odogwu, De Col, El Kaouakibi, Curto, Zaro, Malomo e via discorrendo: tutti giocatori portati in dote a Bolzano da Paolo Bravo e che hanno saputo dare quel valore aggiunto alla squadra per il raggiungimento dello storico traguardo. 

Il capolavoro avviene alla prima stagione di Serie B: prima partecipazione, sesto posto in classifica e finale play-off per accedere in Serie A sfumata di un soffio nella semifinale di ritorno a Bari. Eppure quella stagione cominciò male: la scelta (infelice) di affidare la panchina ad un tecnico inesperto per la B come Lamberto Zauli, sollevato dall'incarico dopo le prime amichevoli estive e la prestazione incolore nel preliminare di Coppa Italia persa contro la Feralpisalò. Da qui la decisione temporanea di affidare la panchina a Leandro Greco e la successiva scelta di consegnare le chiavi della panchina ad un allenatore esperto e grintoso come Pierpaolo Bisoli. Con Bisoli la squadra decolla, grazie alla super regia di Nicolussi Caviglia, giunto in prestito dalla Juventus (altro colpo da maestro), e ad un giusto mix di giocatori d'esperienza per la categoria e giovani in rampa di lancio. Sempre con budget tra gli ultimi della categoria ha saputo costruire squadre all'altezza della situazione, salvandosi per i successivi due anni senza troppi patemi d'animo, prima con due e poi con una giornata d'anticipo. Positiva la scelta di affidare la panchina ad un allenatore emergente come Federico Valente, meno felice quella legata a Marco Zaffaroni, che ha affossato la squadra in fondo alla graduatoria. Ottima la scelta di Fabrizio Castori, il quale ha rimesso le cose in sesto, portando la nave al riparo da spiacevoli inconvenienti. Paolo Bravo ha saputo costruire squadre capaci di incarnare i valori dei club, quali l'umiltà e la dedizione al lavoro e al sacrificio. Ha sempre badato a valutare primariamente i valori umani e poi quelli tecnici.

Questa stagione sono arrivate le prime vere difficoltà: scelte di mercato non troppo soddisfacenti nel corso della sessione estiva, non supportate dai "rattoppi" provenienti dal mercato invernale, quest'ultimo polmone fondamentale in tutti gli anni di Serie B per trovare le occasioni di mercato necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati. I problemi maggiori si sono riscontrati nel reparto arretrato, a partire dalla porta. La separazione con Poluzzi, totem dello spogliatoio biancorosso, messo ai margini del progetto tecnico già nel corso del ritiro estivo. Rimasto a Bolzano, nonostante il "foglio di via", lo scorso gennaio passa al Ravenna; al suo posto viene preso Borra, nulla di più di un semplice rincalzo, che si è trovato a ricoprire il ruolo di secondo, dato lo sfortunato infortunio di Cragno, che nella testa del ds bresciano sarebbe stato il primo portiere. In difesa negativi gli innesti di Mancini e Bordon, che non sono risultati essere valide alternative al terzetto rappresentato da Kofler, Pietrangeli e Veseli. Gli unici all'altezza del ruolo El Kaouakibi adattato a braccetto difensivo e l'ormai quarantenne Masiello. Proprio con l'ex Atalanta e Genoa ci sono state delle incomprensioni, che hanno portato alla decisione di allontanarlo anzitempo dal centro sportivo di Maso Ronco, non consentendogli di stare al fianco della squadra in un momento delicato della stagione come quello dei play-out. Proseguendo le scelte infelici riguardano anche gli acquisti di Italeng, Tonin e Coulibaly veri e propri oggetti misteriosi di entrambe le sessioni di mercato, con il centrocampista senegalese rimasto a libro paga della società biancorossa, seppur messo fuori rosa in inverno. Il colpo ad effetto era rappresentato da Simone Verdi, ma il fantasista ex tra le tante di Napoli, Bologna e Torino non ha inciso come ci si aspettava. Non sufficienti gli apporti di Frigerio e Crnigoj a gennaio, mentre gli unici buoni innesti sono risultati essere quelli di Tronchin, giocatore di prospettiva con ancora buoni margini di miglioramento, e Pecorino che a Bolzano si è potuto rilanciare, sfiorando la doppia cifra in termini di marcature. 

Al netto di tutto ciò, entrambe le parti (ndr, società e direttore sportivo) si sono rese conto che i rispettivi percorsi erano arrivati alla conclusione. Questione di nuovi stimoli, ma anche di visioni differenti su alcune scelte appartenenti al passato e su programmi futuri. Da qui la decisione reciproca di separarsi, senza rancori, e con piena gratitudine per lo splendido percorso condiviso di otto anni. Il direttore sportivo Paolo Bravo va solo ringraziato per aver contribuito fortemente a portare questa squadra a livelli mai visti prima d'ora in questo territorio. Un grande grazie direttore!

giovedì 28 maggio 2026

BRAVO - ALTO ADIGE: DOPO OTTO ANNI UFFICIALE LA SEPARAZIONE

 


Dopo otto anni, le strade di Paolo Bravo e dell'Alto Adige si separano. Come anticipato nella giornata di ieri, la società ha messo in atto "una mezza rivoluzione", che oggi ha avuto nell'addio di Bravo il suo primo atto. Nei prossimi giorni seguirà l'ufficialità dell'interruzione del rapporto tra la società biancorossa e mister Castori, con il nuovo direttore sportivo che sceglierà un suo "uomo di fiducia", come guida tecnica della squadra.

Nella nota odierna la società biancorossa comunica di aver trovato un accordo con il direttore sportivo bresciano per la risoluzione consensuale del rapporto di collaborazione. Sono stati otto anni ricchi di successi, ma entrambe le parti hanno maturato la convinzione che questo fosse il giusto momento per separarsi e trovare nuovi stimoli in percorsi differenti.

La nota del Presidente Gerhard ComperA nome della società desidero esprimere a Paolo Bravo il nostro più sentito ringraziamento e la più alta riconoscenza per l’eccellente collaborazione negli ultimi otto anni, ricchi di soddisfazioni. Con la sua preziosa guida sportiva, il club ha conosciuto una crescita costante, centrando risultati storici e di grande prestigio. A Bravo va riconosciuto un ruolo determinante nella storica e memorabile promozione in Serie B e nelle salvezze conquistate nelle stagioni seguenti. Con competenza, professionalità e grande dedizione, ha lasciato un segno profondo, patrimonio di cui la società potrà beneficiare anche in futuro”.

La risposta dell'ormai ex direttore sportivo biancorosso: "Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine a tutta la società, a partire dai presidenti che si sono alternati in questo periodo e da coloro che hanno creduto in me, scegliendomi prima e confermandomi poi nel corso degli anni. Un ringraziamento speciale va a tutta la provincia altoatesina e a tutti i tifosi  per il costante sostegno dimostrato in questi otto anni. Vorrei inoltre rivolgere un pensiero a tutti gli allenatori, ai giocatori e a tutte le persone che, spesso lontano dai riflettori, hanno lavorato con dedizione per il club: il mio percorso di crescita è stato possibile grazie al contributo di ciascuno di loro. Mando un forte abbraccio a tutte le persone che ci sono sempre state vicine".