
Era il 23 aprile 2018, quando Paolo Bravo arrivò a Bolzano in qualità di responsabile dell'area sportiva, sostituendo l'allora direttore sportivo Aladino Valoti, che scelto da Zamparini partii alla volta di Palermo. In questi otto anni di "regno biancorosso", il ds bresciano ha saputo mantenere la squadra ai vertici della Serie B, sino ad ottenere la vittoria del campionato Serie C 2021/22 e la conseguente storica promozione in cadetteria. Negli anni di Serie C è stato in grado di costruire rose sempre all'altezza della situazione, gettando le basi per quella squadra che poi vinse il campionato di Serie C, infrangendo svariati record di imbattibilità, grazie ad una difesa impenetrabile e alla sapiente regia di un allenatore emergente come Ivan Javorcic, scelto da "semi-sconosciuto" dalla Pro Patria. Alla prima stagione in Serie C arrivano giocatori importanti per la categoria da Federico Ravaglia e Nicolò Casale all'epoca sconosciuti e ora impegnati in Serie A ed in Europa con la maglia del Bologna, sino ai vari Fabbri, De Rose, Morosini e Mazzocchi. Negli anni successivi gli acquisti fondamentali di Poluzzi, Casiraghi, Rover, Odogwu, De Col, El Kaouakibi, Curto, Zaro, Malomo e via discorrendo: tutti giocatori portati in dote a Bolzano da Paolo Bravo e che hanno saputo dare quel valore aggiunto alla squadra per il raggiungimento dello storico traguardo.
Il capolavoro avviene alla prima stagione di Serie B: prima partecipazione, sesto posto in classifica e finale play-off per accedere in Serie A sfumata di un soffio nella semifinale di ritorno a Bari. Eppure quella stagione cominciò male: la scelta (infelice) di affidare la panchina ad un tecnico inesperto per la B come Lamberto Zauli, sollevato dall'incarico dopo le prime amichevoli estive e la prestazione incolore nel preliminare di Coppa Italia persa contro la Feralpisalò. Da qui la decisione temporanea di affidare la panchina a Leandro Greco e la successiva scelta di consegnare le chiavi della panchina ad un allenatore esperto e grintoso come Pierpaolo Bisoli. Con Bisoli la squadra decolla, grazie alla super regia di Nicolussi Caviglia, giunto in prestito dalla Juventus (altro colpo da maestro), e ad un giusto mix di giocatori d'esperienza per la categoria e giovani in rampa di lancio. Sempre con budget tra gli ultimi della categoria ha saputo costruire squadre all'altezza della situazione, salvandosi per i successivi due anni senza troppi patemi d'animo, prima con due e poi con una giornata d'anticipo. Positiva la scelta di affidare la panchina ad un allenatore emergente come Federico Valente, meno felice quella legata a Marco Zaffaroni, che ha affossato la squadra in fondo alla graduatoria. Ottima la scelta di Fabrizio Castori, il quale ha rimesso le cose in sesto, portando la nave al riparo da spiacevoli inconvenienti. Paolo Bravo ha saputo costruire squadre capaci di incarnare i valori dei club, quali l'umiltà e la dedizione al lavoro e al sacrificio. Ha sempre badato a valutare primariamente i valori umani e poi quelli tecnici.
Questa stagione sono arrivate le prime vere difficoltà: scelte di mercato non troppo soddisfacenti nel corso della sessione estiva, non supportate dai "rattoppi" provenienti dal mercato invernale, quest'ultimo polmone fondamentale in tutti gli anni di Serie B per trovare le occasioni di mercato necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati. I problemi maggiori si sono riscontrati nel reparto arretrato, a partire dalla porta. La separazione con Poluzzi, totem dello spogliatoio biancorosso, messo ai margini del progetto tecnico già nel corso del ritiro estivo. Rimasto a Bolzano, nonostante il "foglio di via", lo scorso gennaio passa al Ravenna; al suo posto viene preso Borra, nulla di più di un semplice rincalzo, che si è trovato a ricoprire il ruolo di secondo, dato lo sfortunato infortunio di Cragno, che nella testa del ds bresciano sarebbe stato il primo portiere. In difesa negativi gli innesti di Mancini e Bordon, che non sono risultati essere valide alternative al terzetto rappresentato da Kofler, Pietrangeli e Veseli. Gli unici all'altezza del ruolo El Kaouakibi adattato a braccetto difensivo e l'ormai quarantenne Masiello. Proprio con l'ex Atalanta e Genoa ci sono state delle incomprensioni, che hanno portato alla decisione di allontanarlo anzitempo dal centro sportivo di Maso Ronco, non consentendogli di stare al fianco della squadra in un momento delicato della stagione come quello dei play-out. Proseguendo le scelte infelici riguardano anche gli acquisti di Italeng, Tonin e Coulibaly veri e propri oggetti misteriosi di entrambe le sessioni di mercato, con il centrocampista senegalese rimasto a libro paga della società biancorossa, seppur messo fuori rosa in inverno. Il colpo ad effetto era rappresentato da Simone Verdi, ma il fantasista ex tra le tante di Napoli, Bologna e Torino non ha inciso come ci si aspettava. Non sufficienti gli apporti di Frigerio e Crnigoj a gennaio, mentre gli unici buoni innesti sono risultati essere quelli di Tronchin, giocatore di prospettiva con ancora buoni margini di miglioramento, e Pecorino che a Bolzano si è potuto rilanciare, sfiorando la doppia cifra in termini di marcature.
Al netto di tutto ciò, entrambe le parti (ndr, società e direttore sportivo) si sono rese conto che i rispettivi percorsi erano arrivati alla conclusione. Questione di nuovi stimoli, ma anche di visioni differenti su alcune scelte appartenenti al passato e su programmi futuri. Da qui la decisione reciproca di separarsi, senza rancori, e con piena gratitudine per lo splendido percorso condiviso di otto anni. Il direttore sportivo Paolo Bravo va solo ringraziato per aver contribuito fortemente a portare questa squadra a livelli mai visti prima d'ora in questo territorio. Un grande grazie direttore!